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Visualizzazione dei post con l'etichetta Narrativa Scacchistica

L'Ape

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Si fermò, esausto, dopo aver messo piede sul pianerottolo. Si tolse la giacca, ansimando un po'. Prese il fazzoletto dalla tasca per asciugarsi il sudore sulla fronte, poi guardò il suo amico e collega, ancora molti gradini in basso, una rampa intera.
"Dimmi, mio caro amico" gridò dall'alto l'ispettore di polizia " Chi farebbe tutte queste scale per venire a trovare il proprio carnefice?"
Il poliziotto sostò a metà scalinata, guardò il suo superiore con aria stupita, non riusciva mai a capire se le sue domande fossero serie oppure solo facezie che rallegrassero il loro tristo mestiere.
"Forse" rispose alla fine della sua breve pausa interrogativa "qualcuno a cui la lotta con il proprio destino non ha mai messo paura!"
L'ispettore, frattanto, ripose il fazzoletto nella tasca della giacca e mise la stessa sulle bretelle azzurre e la camicia bianca. Si strinse, infine, nelle spalle e sorrise.
"Elementare Watson! Elementare!&qu…

Una nuova Partita

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Fuori, i rumori dei fuochi festeggiavano l'inizio di un altro giorno. Solo, come fosse l'annuncio di un nuovo corso.
Sullo schermo scorrevano le immagini di un vecchio film, la cui bellezza il tempo non aveva sbiadito.
Le mani sulle mani ad intrecciare le dita, nella ricerca del sentirsi più vicini, ancora più intimi, parlavano di promesse e nuovi giorni nei quali viverle, nel silenzio delle loro labbra che non si saziavano dei pensieri riverberati negli occhi.
La scacchiera era ancora sul tavolino. Il Re sotto scacco sembrava tremasse ancora di paura di fronte alla Regina bianca, altera e bella nella sua eleganza, aggraziata dalla sua forza. I pezzi, spettatori ignari, immobili, allungavano la loro ombra sulla scacchiera dai bordi dove erano relegati.
La partita era iniziata tanto tempo prima, quasi non se ne erano accorti, gli avversari, di giocare una mossa dietro l'altra unite dal filo invisibile di una logica passione, guidata dalle loro fantasie.
Gli amanti non impa…

La Promozione

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Lei smise di muoversi, gli baciò la guancia e lo guardò dall'alto. Lui, tenendo le mani sui fianchi, smise di stringerla e con un dito le sfiorò le labbra umide, scrivendole nella sua memoria.
"Avvicinati" le sussurrò. Fronte contro fronte, sfiorandosi e riprendendo a muoversi, lentamente, dolcemente, i loro occhi si persero e i loro pensieri si confusero.
"Basta" sussurrò lei, e si lasciò scivolare di fianco, chiudendo al maglione la lampo, incrociando le braccia intorno al petto, fissandolo ancora negli occhi, chiamandolo ancora a sé.
"Cosa c'é?" lui gli chiese, restando, smarrito, seduto sul divano. Reclinò appena il viso, e le sue mani le disegnarono i lineamenti del volto, e ancora le labbra, sottili, rosa, calde.
"Non lo so" rispose lei, con un nodo in gola.
Il silenzio entrò per un attimo nel cuore di entrambi, percorse tutta la distanza interminabile tra di loro e un altro bacio.
"Ti prego, vai ora".
Quando furono in p…

Il Nemico

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La porta girevole all'entrata lasciò il passo alle sue scarpe lucide, nuove, belle e costose.
La stazione di polizia, per ironia, come solo il destino ne sa distribuire non a caso lungo la vita degli uomini, aveva il pavimento con mattonelle di marmo bianche e nere. Una donna, di quelle alle quali imputano i facili costumi, senza mai additarne le necessità o le costrizioni, attirò subito la sua attenzione con una volgare esclamazione.
" Ehi bel vecchietto! Con la tua eleganza non so se mi farai venire, però ti assicuro che, con quello che spendi per vestirti, io saprei camparci!"
Per tutta risposta, l'uomo dai capelli brizzolati, si fermò e si aggiustò la cravatta sulla camicia di seta. Scosse lievemente il polso e lo portò alla vista, guardò l'ora sul suo orologio d'oro. Prima di avvicinarsi alla scrivania del poliziotto, il quale gli aveva fatto cenno di avvicinarsi e di lasciar perdere, osservò le belle gambe inguainate di nero della ragazza che, riavvian…

Il Matto del bacio

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D'un tratto lei si scosse, come alla fine di un sogno. Dalla robusta spalla di lui sollevò la testa, tessendo nell'aria i suoi lunghi capelli.
Gli occhi delle donne sono sempre così profondi che impossibile rimane leggerne la leggerezza in superficie.
"Quello che mi mancherà di te sarà il silenzio dei tuoi pensieri" e così  dicendo la sua mano scivolò dai corti capelli fino alla guancia ispida. Una carezza invece di altre parole, troppo vere per essere gettate all'apparenza della realtà.
Se si confessa si mente e si tradisce. La verità, come i sentimenti sono incomunicabili.
Sentì conficcarglisi dentro agli occhi quella bellezza, come una fredda lama adamantina. Lo feriva d'un dolore o un amore, fervido, vivo, solo. Non distingueva a quale dei due apparteneva il suo cuore, e in fondo questo lo rendeva felice perché non doveva scegliere.
"Io, adesso, devo proprio andare. Ti dimenticherò, ma tu puoi fare finta che ti ho detto una bugia. Se mi cercherai, p…

Alfi e l'avventura nel castello

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Alfi amava andare a scuola. La sua era, infatti, una scuola diversa da tutte le altre. Sì, si imparava tanto, ma divertendosi un mondo e provando e riprovando quello che la maestra chiamava il gioco della vita.
No, i banchi non c'erano, questo gli piaceva un mondo. Ancor di più, gli piaceva, che tutta la scuola fosse grandissima, quadrata diceva la maestra, e per spostarsi da una stanza all'altra si poteva scegliere come muoversi: avanti, indietro a destra o sinistra, c'era chi addirittura faceva un movimento in cerchio saltando tutti gli ostacoli. Come diceva sempre la maestra, però, una volta scelto bisognava diventare responsabili e rispettare le proprie scelte.
"Troppo facile, bambini, fare sempre quello che ci piace! Avete scelto la vostra regola, ora dovete rispettarla! Sarete così bravi da essere così forti?" E mentre girava i tacchi, facendo svolazzare la gonna ed i capelli lunghi, Alfi e tutti i bambini, che volevano subito diventare grandi gridavano fo…

L'Attesa

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Tic... Tac...Tic...Tac...
"Mio Re, hai udito? Peché non dai l'ordine di radunare l'esercito?
Non ti riconosco più. Hai forse paura, ora, anche tu? Presto, non c'è tempo da perdere, la battaglia potrà iniziare..."
"Mia cara consorte, quanto sei ancora bella! Il nero tutto, che vesti e indossi, fa ti te una perla rarissima! La tua speranza è il diamante più prezioso, mia Regina. Ahimè, il contro altare è la fiducia di cui si nutre e fa dono!
Lo so, anch'io ho sentito: sono albe che oramai non conto più. Qualcuno trai soldati conta ancora i giorni, però non si ricorda che questi sono solo gli ultimi di una millenaria conta!
Resteremo in attesa, resteremo ad ascoltare i loro proclami, squilli di trombe impavidi all'azione. Dall'una all'altra parte del loro lucente schieramento si levano grida, accuse, intenti, mosse minacciate e sempre ritratte; si nascondono idee sventol…

La Prima Partita a Scacchi

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PROLOGO Nudi ed indifesi il primo Uomo e la prima Donna videro ardere il loro paradiso, mentre le schiere
degli Angeli, Bianchi e Neri, allineavano gerarchicamente i loro eserciti, su di un cielo chiazzato di luce e oscurità. Indomiti, potenti, invitti cerchiavano il quadrato campo di battaglia, i Supremi, serrando le file delle Potestà, richiamando alla guerra sine pace le Virtù, le Dominazioni, i Troni, il Cherubino ed il loro riflesso, il Serafino.
Poi il tempo proruppe nello spazio ed avanzò la prima Potestà: fu la guerra, e il Tutto ebbe una Nascita.
Rimbombò il creato di frastuono d’armi e d’uccisioni, necessari sacrifici e spostamenti cruenti, un susseguirsi di pensieri in azione, di atti mai compiuti e compiuti perchè pensati, fino all’esaurirsi degli eserciti. Serafino, affiancato da una Potestà, contro Serafino quasi inerme, solo,  sulla gigantesca distesa di luce e tenebra!

EPILOGO Quel che resta adesso è una tavola oscura e scura, macchiata dalla luce. Allato gli eserciti…

L’Uomo che barattò il proprio Romanzo con la Vita (Parte II)

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Non appena giunse nella sua dimora, prese la corrispondenza: le solite cartoline scacchistiche. Davanti alla porta, sull’uscio di due mondi, dette una scorsa alle mosse, rincasò, si diresse nella camera da letto, poggiò sul comodino le cartoline bianche e nere, dopo si tolse la giacca, indossò un comodo maglione e caldo, riprese le cartoline e andò nello studio a riporle sul tavolinetto accanto alla finestra, uscì immediatamente dopo e si diresse in cucina, dove si preparò da mangiare e si sedette a tavola con l’usuale fame noncurante, la stessa che potrebbe avere un ateo alla mensa di Dio.
Ne è pienamente consapevole, Augusto lo sa – delle volte acutamente fin troppo bene – che non riceverà mai alcuna lettera in risposta alle sue. Fin tanto che mangia, però, deglutisce morsi di pane come fossero frantumi ostinati di speranza.
Dopo aver pranzato, sparecchiò la tavola, pulì con cura tutto, preparò il caffè, aspettò, spense la fiamma, ordinò su di un vassoio un piattino con due zollette…

L’Uomo che barattò il proprio Romanzo con la Vita (Parte I)

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Con gli occhi sonnacchiosi, sbadigliando incanti d’ombre notturne, si mise a sedere sul bordo del letto; ristette, si levò e spense la suoneria della sveglia. Le cinque, come sempre da venti anni o poco più: puntuale – meglio, abitualmente.
Augusto, infatti, ha imparato fin troppo bene che più ci si fa irretire da un abito, meno si è disposti ad affidarsi a ogni altra forma di vita.
Prese, quindi, gli occhiali ed uscì dalla camera da letto, camminò lungo tutto il corridoio ed entrò in bagno, poggiò gli occhiali sul lavabo e si soffermò davanti allo specchio.
Non molto alto, i capelli non folti e di già parecchio bianchi, la barba incolta e non lunga… Si stanca presto di osservarsi e sfugge al suo stesso sguardo.
Allora continuò il suo consueto rituale: si lavò, riprese gli occhiali e ripercorse il corridoio in senso inverso, si svestì del pigiama, prese i pantaloni poggiati sopra la cassapanca, la camicia dall’armadio e la giacca, indossò tutto con un’attenzione spropositata; riaffer…