Cartolina del Giorno (57): egocentrici resti

Mia  carissima Cara,
non parlo con qualcuno da circa dieci giorni o forse più; con me stesso dagli anni della coscienza e non ho mai avuto bisogno di alcuna interpretazione dei sogni.
Mi sono dimenticato di te allo stesso modo di come ci si dimentica di fare la spesa: la fame, alla fine, non alimenta alcun bisogno; al contrario insegna in realtà alla vita ciò che le è necessario.
Proprio l'altro ieri mi sono sorpreso a fantasticare su quello che mi rimarrà di questi lunghissimi giorni. Resterà, fra le altre cose, le lunghe tazze di caffè annacquato e pagine e inchiostro, all'alba del mattino di tutte le notti insonni; resteranno passeggiate al sole, in terrazzo, e partite di scacchi sul cornicione; resteranno cose rassettate e vestiti ripiegati per ordine della noia, e centesimini che non sapevi nelle tasche.
Altro ancora ce ne è e troverò nella memoria. Ai matti come me, mia amata, piace d'essere stati quel che si era, perché sempre sanno d'essere quel che si diviene. Quanto è arduo all'essere umano con questi squarci d'essere ricamarci un solo io!
Stammi bene, perché sempre te ne voglio.

Muove il Nero. Scaccomatto in due mosse!

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